giovedì 22 dicembre 2011

Incognita ravanelloide



Qualcuno di voi ha idea di cosa sia esattamente quella roba bianca e aliena nella foto qua sopra? Sì, quella che spunta tra le arance e la pera...

lunedì 19 dicembre 2011

Arance, melograno e reminescenze di Rabelais



Credo di essermi affezionata alla Piccola bottega di campagna, chissà perché. Sarà forse il fatto di aspettare qualcosa ogni mese? Che come donna ci sono abituata muahuahuahuahua, ok, battuta fuori luogo. Scherzi a parte, credo sia più per il suo legame con i ritmi delle stagioni, per il delizioso design del logo e per le quantità di spunti creativi che offrono tutti i concorrenti. E allora, via con il topic di Dicembre :-)

venerdì 16 dicembre 2011

Cibo da escursione 2, la vendetta


Ve l’avevo detto, no, che questo non sarebbe stato l’ultimo post sui muffin salati da portare come pranzo al sacco? E quindi, eccoci qua :-) Tra l’altro, sono due post quasi gemelli: c’è una ricetta per muffin salati, il risultato è stato portato in escursione come pranzo al sacco e poi il relativo post è stato pubblicato dopo un intervento già scritto e preparato prima di partire per una breve vacanza.

martedì 13 dicembre 2011

Agrumi e placebo



Ecco, l’inverno che avanza non vuol dire solo Natale, cardi e cake integrali, ma anche raffreddore, tosse e naso intasato. Ci tenevo a dirlo da un po’. Tutto è iniziato come sempre con quel classico fastidietto in un punto indefinito tra naso e gola, e me ne sono accorta quando ancora ero nel letto, immersa nel dormiveglia. Che io il dormiveglia volevo godermelo in santa pace ancora un po’, solo che non puoi godertelo se hai un fastidio in fondo alla gola, è evidente, e quindi mi è toccato alzarmi con una forte indisposizione nei confronti del mondo tenacemente ancorata nel petto.

martedì 6 dicembre 2011

Siaaaaamo caaardi... oltre ai gambi c’è di piùùùù!


Uno dei segni inequivocabili del Natale che si avvicina è il cospicuo spargimento di cardi nel reparto frutta e verdura dei super. Voglio dire, chi se lo fila il cardo di solito? Sì, lo so, l’obiezione principale a questa mia uscita è che la stagione giusta dovrebbe proprio essere questa... resta il fatto che qui non c’è la cultura del cardo che invece imperversa ad esempio in Francia e quindi nel nostro immaginario popolare questo ortaggio resta legato ai pasticci del periodo natalizio e morta là.

venerdì 25 novembre 2011

Carciofi 2.0, agnello e menta



Oh, sì, ancora carciofi. Non l’ho fatto apposta, è che mentre ero dal dentista (per cose incruente, non preoccupatevi) mia mamma è andata a far la spesa e poi è tornata con 5 bei fondi di carciofi... e passi questo, ma il fatto è che partiva dal presupposto “visto che belli? Mi tentavano, così li ho presi e TU ti farai venire in mente come usarli”. Lol!
Vabbè, a questo punto mi sono sentita libera di seguire il mio istinto e l’istinto in questione mi ha fatto notare che è da un bel po’ che avrei una gran voglia di agnello... voglia appropriata, dato che agnello e carciofi sono un classico. E dato anche che non c’è due senza tre, in questo abbinamento da manuale manca l’ultimo ingrediente: la menta.

mercoledì 23 novembre 2011

Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero


Ebbene sì, oggi carciofi. Qualcuno di voi potrebbe ingenuamente domandarmi, come la mia incauta genitrice, “ma sei sicura che sia stagione di carciofi??” :-D ovviamente ha subito degli abusi per questo, povera mamma. Orbene, dovete sapere che esistono sia varietà primaverili sia le cosiddette “rifiorenti”, che cioè sbocciano anche più tardi, in autunno (www.agraria.org). Così si può fare il bis durante l’anno! Anche se però devo dire che quelli autunnali sono sempre un pochettino più miserandi... Ma insomma, non si può sempre avere tutto.

sabato 19 novembre 2011

Tris di crucifere



O brassicacee, come preferite :-D
Quest’ultimo è il nome nuovo, ma io in genere preferisco i nomi tradizionali, li trovo più evocativi :-) Tra l’altro, sapete come mai il nome tradizionale della famiglia (di cui abbiamo già discusso a lungo) è crucifere? Perché il loro fiore ha 4 petali che si dispongono in modo perfettamente regolare a formare una croce. Curioso eh, come la natura metta tutte le cose in ordine senza che nessuno le insegni la perpendicolarità o le forme geometriche... Ad esempio mi viene in mente il pentagono incredibilmente regolare del fiore della pervinca, ma potremmo andare avanti quasi all’infinito. 

mercoledì 16 novembre 2011

L’epopea degli amaretti


Quando mi trovo di fronte a palesi casi di disonestà intellettuale fremo d’indignazione e non posso esimermi dall’intervenire. Davvero! È questo il caso dell’epopea degli amaretti, di cui vi voglio parlare stavolta acciocché tutti sappiano.

lunedì 14 novembre 2011

Ispirazione e mattonella con frutti di stagione



Strano come a volte l’ispirazione ci venga nei modi più impensati. Prendiamo ad esempio la ricetta di oggi: è il risultato di un’immagine, un fraintendimento, un contest e un errore. Ah, la vita! :-D

venerdì 11 novembre 2011

La mia cucina naturale: una recensione


Ebbene sì. Ora questo prezioso volume sta tra le MIE rapaci manine :-D
Sì, continuo a essere come sempre a corto di soldi, ma no, non sono fuggita dalla Lovat in una scena alla Santa Maradona stringendo il bottino al petto. Molto più semplicemente, il cicione sapeva da quanto ci sbavavo su e me l’ha comprato per farmi una sorpresa. Che dolce :-) Non è neppure troppo geloso dell’avvenenza dello chef... si è limitato a soprannominarlo “il belloccio” e a dire “bè, su questa foto (quella della copertina) ci mettiamo una bella toppa di adesivo, eh?” :-DDD lol.

martedì 8 novembre 2011

Contro il logorio della vita moderna


Viviamo in un mondo assurdo. Un mondo in cui metà di noi non ha di che mangiare e la restante metà è obesa. Un mondo in cui inquiniamo e lo chiamiamo progresso. Un mondo in cui da una parte del globo si buttano tonnellate di cibo eccedente mentre in Africa manca anche il pane.
Questa la mia introduzione odierna. Parrebbe qualcosa di serio eh? In realtà non sto per scomodare davvero gli squilibri tra Primo e Terzo mondo. Non sto annunciando che ho deciso di mollare il cicione e iniziare a lavorare per Médecins Sans Frontières (povero cicione!). Voglio solo condividere con voi un piccolo esempio di follia del mondo moderno a cui ho assistito durante l’ormai passato weekend lungo.

lunedì 7 novembre 2011

L’autunno in montagna e nel piatto


Era da tanto, devo dire, che non vedevo Ligosullo in autunno. Sì, è vero, anche lo scorso anno eravamo saliti in Carnia nel weekend dei morti, ma quella volta siamo stati decisamente meno fortunati. Non aveva mai smesso di piovere e in più la neve era caduta da poco e già ricopriva i monti, dando al paesaggio un’aria molto più invernale che autunnale. Stavolta invece la montagna ci ha accolti con l’intera gamma dei suoi rossi, gialli e ocra e devo dire che perfino io, amante sviscerata dell’estate in tutte le sue forme, ho dovuto soccombere al fascino dell’autunno ad alta quota.

venerdì 4 novembre 2011

Cibo da escursione



Forse la volta scorsa, miei fedeli 25 lettori, vi siete chiesti come mai tanto tempo tra una torta salata con crosta al basilico e un gelato di zucca. Bè, in realtà il post del gelato era già stato scritto prima che partissi per una brevissima vacanza a Ligosullo col mio cicione. Purtroppo, come ho già detto qualche tempo fa ogni bel gioco dura poco e quindi rieccomi qua. Sigh.

mercoledì 2 novembre 2011

Repetita juvant!



Eeeee indovinate il misterioso ingrediente di oggi??? :-DDDD E non vi prometto neppure che sarà l’ultima volta, contenti?
Il fatto è che ho troppa zucca che gira per casa. Mona, direte voi. In realtà no, perché non le ho comprate io, è tutta colpa degli scout. Chiariamo subito: non sono io quella dei due che va in giro a fare la giovane marmotta, è il mio moroso. Ebbene sì, UN difetto ce l’ha anche lui :-DD scherzo. Tra le varie attività scoutistiche di quest’anno, oltre alla buona azione estiva e in sostituzione della vendita di biscotti porta a porta, c’era l’allegra decorazione delle zucche di Halloween. Però i capi avevano convenuto che fa brutto intagliare delle grosse zucche e poi buttarle via... tutto quel cibo sprecato... così hanno deciso che gli avanzi sarebbero finiti sul desco di qualcuno, ovvero il mio. In realtà il cicione non è stato l’unico ad arraffare il bottino, ma di certo ne ha avuto la maggior parte e così colgo l’occasione per ringraziare gli sponsor di oggi, il IV reparto “Pegaso” dell’AMIS. Non sono poi così male dai, a parte il fatto che al campo fanno l’alzabandiera ogni mattina :-DDD e poi ci si chiede perché tanti film porno vengano ambientati nei campi scout :-DDDD

mercoledì 26 ottobre 2011

Sul lato positivo del fatto che ogni bel gioco duri poco



Tutte le cose belle finiscono, si sa. E tra di esse posso tranquillamente annoverare il mio fedele basilico, che in casa mia non manca mai più o meno dal secondo anno di Università. Oh, mica sempre lo stesso individuo: generalmente non riesce a passare l’inverno e ogni primavera io re-investo qualche euro nell’acquisto della suddetta piantina. Il che ci fa tornare al nostro incipit: tutte le cose belle finiscono.

venerdì 21 ottobre 2011

Pane di zucca e ricordi melensi



 Questa foto non vi ricorda un po’ “L’origine del mondo”? :-D
Ecco, di nuovo zucca. Sì, lo so, vi ho appena ammorbati con un lunghissimo post sull’argomento, ma che volete farci, io adoooooro la zucca :-D E ringraziate che non faccio un post entusiasta anche sul crème caramel zucca e vaniglia del Cavoletto, dato che io e le mie ospiti (nella foto. Le ospiti, non il crème caramel :-D) l’abbiamo amato. Oh, e su questa cosa meravigliosa, anche. Yuum. Oooh, e sulla zuppa di zucca e patate :-DDD

giovedì 20 ottobre 2011

La marmellata che verde è come i pascoli dei monti



 No, non mi piace D’Annunzio, trovo solo che la citazione sia azzeccata :-D
Quest’anno la stagione dei pomodori è durata davvero a lungo. Sembrava volersi interrompere verso Settembre, ma poi ha tirato un orgoglioso scatto di reni e mi sa che abbiamo raccolto gli ultimi a metà Ottobre. Niente male davvero!
Contando quindi sul fatto che tutti ne abbiamo avuti abbastanza mi sono potuta permettere di sgattaiolare furtivamente (e chi di voi mi conosce sa che quando sono furtiva sembro Lupo Alberto che fa zitt zitt :-D, ma con l’eleganza innata del rinoceronte grigio che entra in un negozio di cristalli di Boemia) nell’orto dei miei e prelevare una certa quantità di pomodori ancora verdi. No, non per friggerli come vuole il celeberrimo film, ma per fare la marmellata di pomodori verdi della zia Lucia. Vi chiederete perché io sia costretta ad utilizzare le antiche arti dei ninja per poter fare una marmellata, immagino. È semplice: questa marmellata piace solo a me e a mia zia :-D o per meglio dire, mia mamma e mio babbo non ne vanno matti. In realtà io la trovo molto buona: ha un profumo come di fieno appena tagliato, buonissimo, e poi il colore è fenomenale, verde prato! L’unica marmellata più verde di questa è quella di kiwi, che comunque ai miei non piace :-S e quindi cicce, teniamoci la marmellata di pomodori verdi :-D

lunedì 17 ottobre 2011

La vie en rose


Come mai una ricetta tutta in rosa? Bè, si dà il caso che Ottobre sia il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno e che Gialla tra i fornelli abbia deciso di sensibilizzarci tutte (e tutti!!) con l’iniziativa Cucina in rosa. In pratica, non si tratta di un contest con premi o simili, ma di una raccolta di ricette con cui magari si farà un pdf. Iniziativa lodevole, e apprezzo molto anche il fatto che non ci siano né una gara né dei premi, perché su temi di questo tipo non è bello “lucrare” in nessun modo. Neppure, chessò, con la speranza di vincere un set di pentole in adamantio o un nuovissimo sbucciamirtilli cromato :-D. Due sono le regole: il colore predominante deve essere il rosa e la ricetta deve seguire il più possibile le raccomandazioni dietologiche che trovate qui. Tra l’altro, l’argomento è stato trattato anche da National Geographic di questo mese e il cancro alla mammella è, assieme a quello ai polmoni, una delle maggiori cause di decessi per cancro in Europa.

giovedì 13 ottobre 2011

Bollito misto non bollito


Di verdure. :-D lasciate che vi spieghi...
Mia mamma ha scoperto il vapore da qualche anno. Cioè, non è del tutto vero: ha sempre fatto le patate al vapore in pentola a pressione (per esempio), ma è da poco che possiede una bella pentola fatta proprio per cucinare al vapore, presa coi punti. La potete vedere nell’ultima foto, è praticamente fatta a due piani: nella parte inferiore bolle l’acqua, mentre la parte superiore è forata ed è lì che si mettono le verdure. È molto più pratica del cestello della pentola a pressione e molto capiente e da quando è in casa nostra vapore rules: patate al vapore, spinaci al vapore, asparagi al vapore, carciofini al vapore ecc ecc ecc... Il vantaggio della cottura a vapore è sostanzialmente la possibilità di cuocere come in acqua bollente, ma senza che la suddetta acqua tocchi il cibo, evitando così di lavare via molte sostanze utili e sane e preservando maggiormente i sapori. Bè, mica roba da poco!

lunedì 10 ottobre 2011

Il tempo delle mele


Autunno. Eh già. Oggi è proprio autunno.
Non mi lamento: con l’ultimo bagno in data 2 ottobre stabilisco un nuovo record personale di durata dell’estate e mi preparo per l’inverno. Oh, non è che davvero non mi piacciano autunno e inverno: per me è traumatico il passaggio. Sì, la fine dell’estate mi rattrista. Le giornate si accorciano, il sole impallidisce e per me la luce non dura abbastanza. I prati perdono il loro verde e i colori vanno in letargo: dove sono ora i rossi, gialli, viola e azzurro dei fiori di campo? Inizia a far freddo, così il tepore dell’aria non mi accarezza più la pelle e non posso più andare scalza per il giardino. Per finire, con l’autunno spariscono tutti quei bei frutti succosi, sgargianti e profumati di cui mi sono ingozzata durante l’estate... e dovrò aspettare un bel po’ prima di poterli riaddentare. Sob. In compenso, pere e mele tornano ad essere le protagoniste. Wooow. Già. Però dai, in fin dei conti anche le mele non sono poi così male, come ci insegna la mitica Sophie Marceau :-DDD.

venerdì 7 ottobre 2011

Ridi ridi che la mamma ha fatto gli gnocchi... di zucca!



Eh già. Come dico sempre verso fine Agosto/ inizio Settembre, l’estate è finita e non tornerà mai piùùùùhhh!!!! Vabbè. Arriva appunto l’autunno ed inizia ad essere tempo di zucca. Le zucche (Cucurbita sp.) appartengono allo stesso genere della zucchina e in effetti esistono varietà di zucchina che se lasciate crescere molto a lungo possono essere mangiate come zucche. Ma si potrebbe anche pensarla al contrario, cioè che si tratta di zucche che se raccolte troppo presto si possono consumare come zucchine, fate un po’ voi :-D. Un esempio è quello della foto qui sotto: il mostro gigantesco che vedete può essere consumato come zucchina se raccolto diversi centimetri fa, ma se lo lasciate diventare arancione, miracolo: sa di zucca, anche se con un aroma decisamente più delicato. Gli anglosassoni e i francesi riflettono tutta questa varietà di forme con una maggior presenza di nomi volgari per indicare le diverse cultivar: butternut squash, red kuri squash, acorn squash, pumpkin ecc, mentre noi ci limitiamo a dire “zucca”. In effetti gli americani in particolare hanno molto di più la “cultura della zucca” di noi: vedi Halloween, o la maggior quantità di ricette di dolci (e altro) a base di la zucca oppure infine il celeberrimo orto dei cocomeri di Linus!


martedì 4 ottobre 2011

Rosso neppure troppo relativo


Rieccoci! Signore e signori, questo blog ha appena partecipato ad un contest e non è stanco! Nossignori! Ecco, si rialza! Gli tremano le ginocchia, ma si rialza e avanza! Eeeee... inizia a correre! E va signori, va! Partecipa ad un secondo contest! :-D Lol, come sono scema.

giovedì 29 settembre 2011

Fermentazioni casalinghe


Devo fare una confessione: non è che io sia mai stata una grande estimatrice del pane. Saaaacrilegio!! :-DDD Sarà pure un sacrilegio ma le cose stanno proprio così: mia mamma ha sempre amato il pane, ma né io né mio fratello siamo tipi da una pagnotta a pasto. Quando poi ho iniziato le mie innumerevoli diete il pane è stato proprio tagliato, eliminato, fatto sparire per ridurre il più possibile la quantità di carboidrati quotidiani. Poi io ho deciso di eliminare le diete :-D ma ormai non ero più abituata a mangiare pane e facevo quelle cose orribili tipo comprare un pan bauletto che usavo solo a colazione e mi durava per mesi! Da quando vivo col cicione, però, le cose sono di nuovo cambiate. Lui infatti sì che era abituato a mangiare una pagnotta a pasto e quindi pian piano ha reintrodotto il povero farinaceo sulla nostra tavola, anche se assolutamente non nelle quantità a cui era abituato lui. Così ho pensato: perché non provare anche a farlo in casa?

martedì 27 settembre 2011

Lo strumento: la pentola a pressione


 Premessa: io DETESTO la pentola a pressione. Non so esattamente perché. Probabilmente si tratta di un trauma dalle radici profonde, che risale ai tempi in cui da ragazzina mi veniva affidata la pentola dalla mamma con la raccomandazione “se la apri senza sfiatare esplode”, quelle cose che a me non mettono tensione. No. Il tutto condito dal fatto che non mi ricordavo mai quando bisognava abbassare la fiamma (che impedita!!), però sapevo che la mamma si irritava se per la centesima volta le chiedevo di scrivermi delle istruzioni e così rimanevo col dubbio di sbagliare e ogni tanto pure sbagliavo. Questo giusto così, per inquadrare meglio la situazione di disagio che si è creata tra me e la pentola. Non pensiate che la cosa per me sia indolore: questo strumento infatti permette di risparmiare energia ed emissioni di anidride carbonica (sta meno sul fuoco, quindi si consuma meno gas!) e voi sapete quanto io pensi che sia importante evitare sprechi all’ambiente. Però che volete farci, era più forte di me.


giovedì 22 settembre 2011

Cronaca di un insuccesso


Perché a volte è bello anche ridere degli insuccessi. A volte.
Ah, il gelato fatto in casa. Ho sempre avuto un debole, per il gelato fatto in casa. Mia mamma non lo faceva spesso, ma quando lo faceva (anzi, quando lo fa senza aspettare che io torni da Trieste, tzè) ci mettevi più tempo a rimpiangere di averlo finito che a mangiarlo. Oh, sempre e rigorosamente gelato alla frutta, “perché” - cito - “le creme hanno cose, uova, robe strane e non vengono mai”. Vabbè. Il gelato fatto in casa in realtà per me è legato più che altro all’infanzia, dopo è diventato un evento sempre più raro. Non c’è niente che faccia estate come il gelato e per me ancora di più, visto che la mamma lo faceva sempre e solo nella bella stagione (anche perché hai poche altre chances, se lo fai quasi sempre solo al melone, alla pesca o alla fragola). Quando mio fratello ed io avevamo sfranto i maroni a sufficienza (gelato, gelato gelatooo!!) la mamma tirava fuori la gelatiera storica. È un oggettino carinissimo, molto retrò, con una scritta (mi pare Gran Gelato, ma non sono sicura) tutta a svolazzi che fa molto 1800... e in effetti credo che sia di poco più giovane :-DDDD Appena accesa iniziava subito a fare un rumore basso, deciso e continuo, grengrengrengrengrengrengren, così, senza un’interruzione, un’esitazione o un intoppo. Continuava indisturbata e non dava fastidio a nessuno, forse perché sapevamo tutti che il rumore annunciava una bella scorpacciata! Ricordo anche che mi affascinava molto il gesto della mamma di aggiungere 3-4 manciate di sale grosso, mi chiedevo ogni volta come facesse poi il gelato a diventare dolce... lol! Inutile che mia mamma precisasse sempre che quello era per il ghiaccio :-S Una volta pronto, appena fatto, ricordo che il gusto era inimitabile: ricco, di consistenza morbida e con tutto il sapore della frutta appena frullata. Ti formava subito una pellicina di panna sul palato, ma chi è la persona arida e senza cuore che ci farebbe caso?

martedì 20 settembre 2011

Di ananas e prime volte...


 Eccoci qua ! Dopo circa soli due mesi di esistenza, questo blog decide di partecipare ad un contest, e più precisamente al primo contest di Zenzero e Caffè. La prima volta non si scorda mai e qua ci sono ben due prime volte!!! :-D. Ma scherzi a parte. Questo contest ha come tema l’ananas e prevede tutte le categorie tranne i dessert (sgrunt!); tutti possono partecipare (anche chi non ha un blog!) e si può presentare più di una ricetta. A me l’ananas piace molto e quindi ho deciso di raccogliere questa sfida, anche se avrei preferito fare un dolce.


giovedì 15 settembre 2011

Ispirazione e afrodisiaci: dall’Oriente con furore!


A volte l’ispirazione viene così, un po’ a caso. A volte ti ricordi del costosissimo riso nero Venere che langue da un po’ in dispensa, ti viene voglia di quelle deliziose mozzarelline di bufala, hai sotto gli occhi della zucca e pensi che per essere originale fino in fondo ci vorrebbe proprio del salmone affumicato... che ne dite, è un’accozzaglia di cose abbastanza casuali per voi? :-D
Il riso Venere è un riso nero, ma non perché insaporito con nero di seppia. Nossignori, è così di natura: si tratta di una varietà particolare originaria della Cina che oggi, dopo una serie di incroci e selezioni, viene coltivata anche nella Pianura Padana. Il suo colore inusuale non è dovuto all’intero chicco, che è bianco, ma solo alla pigmentazione scura del pericarpo, ovvero la pellicina più esterna. Si tratta quindi di un riso integrale: la pellicina non viene rimossa e così il chicco rimane nero e conserva tutte le sue proprietà nutritive. Due piccioni con una fava! A me personalmente questo riso piace per il forte aroma, come di pane appena sfornato, che diffonde appena inizia a bollire e per il sapore intenso, per nulla banale.

martedì 13 settembre 2011

La prugna venuta dal freddo


Quest’anno i nostri susini hanno scioperato. È da un po’ che lo fanno. Ci deve essere del disagio strisciante, non espresso, qualcosa che facciamo o diciamo che essi ritengono offensivo. Oppure semplicemente violiamo qualche elementare diritto sindacale arboreo a noi sconosciuto, chissà. Sta di fatto che i susini non si esprimono, si limitano a tenere i rami incrociati e a produrre simbolicamente UN’UNICA prugna per albero (davvero!), così, per sfregio. È per questo che quando gli zii hanno detto ai miei che i susini di Ligosullo erano carichi come muli abbiamo trionfalmente annunciato ai nostri che potevano fare a meno di disturbarsi e in un immaginario coro di fischi e “crumiri!” abbiamo rivolto la prua verso la Carnia. Qui abbiamo potuto verificare che effettivamente gli alberi erano stracarichi, anche se di frutti non del tutto maturi. Pazienza, abbiamo deciso che ne avremmo raccolti lo stesso e che in caso saremmo ritornati anche più avanti. È stata una bella giornata: soleggiata, senza una nuvola, con un piacevole teporino che invitava a stare all’aria aperta. Siamo arrivati agli alberi e abbiamo iniziato a raccogliere con metodo, chi da terra, chi arrampicato e chi sulle spalle del povero moroso (già, chi? :-P). Abbiamo riempito due cassette e un cestino, ma guardando in alto, verso le chiome cariche, non pareva neppure che fossimo passati. Le susine, poi, erano un vero spettacolo. Belle, sane, senza neppure un’imperfezione. Giusto un po’ troppo acidule, ma chi ci fa caso? L’unica cosa che mi dispiace è che nella foga della raccolta non mi sia ricordata di fare delle foto :-(

venerdì 9 settembre 2011

Momento revival: la cotognata


Allora, ricordate il discorso sulle nostalgie culinarie degli ultra-cinquantenni? Sì? Bene, perché chi di voi ha circa quest’età può prepararsi alla commozione: in questo post si parla di cotognata!
Nel giardino dei miei, tra le tante cose, ci sono tre cotogni (Cydonia oblonga). Sì, abbiamo tre cotogni. E pensare che c’è un sacco di gente che non l’ha nemmeno vista, una mela cotogna :-D Che poi è un frutto perverso. Mai provato a dargli un morso? Se non avete mai provato continuate così, perché è infido e bastardo: non vi accorgereste comunque del sapore, occupati come sareste a desiderare di darvi fuoco alla bocca per eliminare l’orribile impressione di aver ingoiato un tubetto di bostik. La grande domanda su questo frutto, come mi faceva notare il mio moroso tempo fa, è: chi ha avuto l’idea geniale di cuocere un frutto così immangiabile invece che limitarsi a sterminare tutti i cotogni della Terra? :-DDD

martedì 6 settembre 2011

Il pranzo di Babette


Chissà perché, ma ho indovinato subito come andava a finire :-D Sarà perché sono friulana?

Questo non è un post che contiene ricette, ma se decidete di guardare il film di sicuro vi verrà voglia di cucinare, o per lo meno di mangiare qualcosa a caso, tipo le quaglie, ad esempio :-D
Quindi sì, questo film del 1987, scritto e diretto da Gabriel Axel e tratto da un racconto di Karen Blixen parla di cibo, però sarebbe riduttivo farlo rientrare nella categoria dei film “di cucina”, tipo Julie&Julia, per intenderci (che tra parentesi mi è piaciuto).
ATTENZIONE: il post odierno contiene un riassunto dettagliato del film e una grossa quantità di spoilers e quindi chi di voi non si volesse rovinare un’eventuale visione fa meglio prima a passare da blockbuster.

mercoledì 31 agosto 2011

Serendipità e uova di quaglia


Qualche sera fa ho invitato Bruna a casa mia per cena. Mi ha portato una borsa di vestiti usati e uova di quaglia. Dove ho sbagliato con lei? :-DD
Ecco, tutto questo è molto Bruna. Tu pensi di averla solo invitata a cena e lei porta con sè una sorpresa, una nuova sfida. Molto serendipity (che se non sapete cosa vuol dire 1. non vi posso biasimare e 2. guardatevi questo film e poi per favore odiate come me la protagonista). Per farla breve, le avanzavano delle uova di quaglia che scadevano il giorno dopo e non poteva cucinarle e così ha pensato a me. Carino, no? :-) In cambio, le dedico questo post ;-)

venerdì 26 agosto 2011

Sul fico e i pensieri altamente spirituali che esso ispira...


Negli anni favorevoli, quando l’albero di casa decide di fare il bravo e di produrre i suoi frutti generosamente, veniamo letteralmente invasi dai fichi. Tutto inizia con due o tre fichi timidamente maturi in un mare di bugnetti verdi e durissimi, poi i bugnetti prendono a loro volta coraggio e prima che uno si sia potuto organizzare l’albero si è trasformato in una miniera di frutti polposi e gocciolanti zucchero. Sciami di calabroni e finte cetonie iniziano a pattugliare minacciosamente la zona, ritenendola roba loro.

mercoledì 24 agosto 2011

Blueberry... e non parliamo di western!!!


Come forse ricorderete, qui avevo già fatto capire quanto mi piacciano la montagna e i suoi frutti (in senso figurato, lo so bene che i funghi non sono frutti). Vi ho comunicato la mia passione per la raccolta dei funghi, ma c’è un’unica cosa che forse mi piace ancora di più: i mirtilli. Ho sempre adorato le piccole bacche blu, saporite, colorate e al contempo dolci e gradevolmente acidule. Ho anche sempre avuto la passione per la raccolta: potevo passare ore, fin da bambina, accovacciata a terra tra i cespugli a raccogliere, paziente, fino a che non avevo dita e labbra (ebbene sì, per uno che ne raccolgo 3 ne mangio) piene di macchie che sfumano gradevolmente dal blu a tutte le tonalità del viola. Portavo gli altri componenti della mia famiglia all’esaurimento, e ancora non ero stufa. Che poi, fateci caso, gli uomini in queste cose si smaronano sempre prima... non so, sarà un retaggio della preistoria, quando le donne raccoglievano bacche e radici, mentre loro tornavano tronfi alla caverna con un cinghiale e tre branzini appesi alle cinture. Sarà. Però mentre io torno a casa sempre con una vaschetta di mirtilli, mai visto un uomo della famiglia con un cinghiale scemito di mazzate al traino :-DDD

mercoledì 17 agosto 2011

Cappuccetto verde


Il cavolo cappuccio (Brassica oleracea var. capitata) è da poco diventato uno dei miei ortaggi preferiti. Questo non tanto perché sia particolarmente buono (e se è fresco al punto giusto lo è, eccome) quanto per l’assoluta comodità di averne uno o più in frigo. Come mai? Bè, rispetto all’insalata costa meno, è meno deperibile, dura di più (lo posso tenere in frigo anche più di una settimana senza che mostri risentimento :-D), ma soprattutto riempie molto di più. Che volete di più dalla vita?
Il cappuccio si può trovare in due forme: quella classica, rotonda e compatta e quella a punta, dall’aspetto più fresco e con le foglie distanziate. La seconda è quella che personalmente prediligo, perché di solito le foglie sono più croccanti e soprattutto perché ha un sapore un po’ più delicato, meno forte. Probabilmente perché contiene una minore concentrazione di glucosidi solforati, che sono particolari sostanze contenenti zolfo presenti in tutte le specie della famiglia a cui il cappuccio appartiene, le Brassicaceae o Cruciferae. Sono proprio quelle sostanze che fanno sì che quando cuocete un bel cavolfiore poi la vostra casa si impregni tenacemente di quel terribile odore, un misto tra una seduta alle terme di Arta e una camerata di alpini che si sono tolti gli scarponi. D’altra parte, sono anche le stesse sostanze che rendono così buoni cavolfiore, senape, rape ecc e parrebbe pure che alcune siano in grado di prevenire l’insorgenza di tumori...

martedì 9 agosto 2011

Lassù sulle montagne/ tra boschi e valli d’or!


Solo pochi post fa mi perdevo in considerazioni sull’effetto proustiano che certi ingredienti possono esercitare su di noi, di come riescano a far riaffiorare alla memoria un episodio o un’atmosfera del passato. Bè. Passando davanti alla vetrina di un fruttivendolo ho adocchiato una cassettina di cartone ricolma di galletti (o gialletti, o finferli: non il pennuto, il fungo!) che mi ha riportata, in una scena densa di pathos alla Ratatouille, dritta dritta fino a Ligosullo. Non serve evocare l’infanzia: confesso che ogniqualvolta ho l’occasione di passarci qualche giorno assieme a mio zio Dino una delle mie attività preferite è uscire di mattina con cestino e bastone, alla ricerca di funghi. Con buona pace del fatto che sono i maggiori accumulatori di radioattività del bosco. Mi piace vagare tra prati e sottobosco ignorando i sentieri una volta tanto, mi piace affondare gli scarponi nell’erba rugiadosa, mi piace scostare foglie e fronde con il bastone di legno istoriato e fare sempre nuove scoperte, mi piace la sensazione di trionfo che accompagna ogni ritrovamento fortunato. E più di tutto mi piace poi ammirare l’entità del bottino, bello al sicuro nell’abbraccio rassicurante dei vimini, poi curarlo bene e infine sentire lo sfrigolio profumato in una padella piena di olio, aglio e prezzemolo. Tra tutti i funghi del sottobosco poi ho una particolare predilezione per i galletti (Cantharellus cibarius), chissà mai perché. Ovvio, un bel porcino fresco fa sempre la sua... porca figura, ma vedere il giallo vivace e l’inconfondibile forma del galletto ha un fascino per me ineguagliabile e anche il suo odore è il più gradevole e caratteristico dei funghi.

venerdì 5 agosto 2011

Vi piacciono le more?


Intese come infruttescenze di drupe, ovvio :-D
Adoro la parola “infruttescenza”. Certo, anche “drupa” ha il suo fascino, ma volete mettere con “infruttescenza”? È il classico termine tecnico che mi gasa un sacco, e ancor di più da quando Danijela mi ha detto che secondo lei questa parola non esiste in croato :-D
La cosa più buffa dell’infruttescenza di drupe è capire che il frutto di more e lamponi è praticamente dello stesso tipo di quello di pesche e susine, mentre fragole e mirtilli, gli altri “frutti di bosco”, hanno frutti di tipo completamente diverso. Che volete, noi botanici abbiamo uno strano senso del buffo :-D

martedì 2 agosto 2011

Qualcuno di voi è capace di fare bene il caramello?

Intendo sia quello con solo acqua e zucchero che quello con il burro.
Ma raccontiamo i fatti dall’inizio. Tempo fa mi trovavo a casa dei miei e la mamma si lamentava, nell’ordine a) della mancanza di un dolce in casa e b) dell’eccessiva maturazione di una grossa quantità di albicocche. Intravedo una soluzione!
All’inizio volevo fare una bavarese all’albicocca, ma mia madre ha detto “non mi piacciono i budini” (cosa mi tocca sentire!!) e così mi sono fatta irretire da una ricetta trovata sul blog di Fior di Frolla, una torta rovesciata alle albicocche. Ovviamente non andava bene neppure questa opzione (“veramente le albicocche le ho prese per far marmellata!”), ma io mi sono imposta, sono stata dura e alla fine ho deciso di fare torta e bavarese, tiè! Mi sorge ein dubbien: ke mi abbiano fregaten? :-D

venerdì 29 luglio 2011

Fiori rosa fiori di zuccaaaaa


Ok ok, non sono rosa, ma consideriamola una licenza poetica :-D
Com’è noto, le mode imperversano anche nel mondo della cucina e ultimamente fa molto chic mangiare i fiori di zucca (più spesso, di zucchina). Notare che i fiori di zucca vengono citati in molte ricette della cucina “povera” e contadina di una volta. Era uno dei tanti modi per non buttare via niente e sfruttare al massimo l’orto e i suoi prodotti... mentre ora li si possono trovare in vendita a peso d’oro al supermercato! Probabilmente, per molti over 50 ingredienti di questo tipo (come anche i mazzetti di sclopìt o Silene, le giuggiole, le nespole e così via) sono per così dire proustiani, evocano un’infanzia contadina o l’orto della madre casalinga o ancora la casa in campagna della nonna e ritrovarli in città fa lo stesso effetto di ri-incontrare per caso un ex compagno dell’asilo. Poi vabbè, qualcuno si fa venire i flashback evocativi con madleinettes e infuso di tiglio e qualcuno con trippe e fagioli, dipende dal tipo di giovinezza che avete avuto :-D

domenica 24 luglio 2011

Della barbabietola non si butta via niente!!

 
Esatto, come per il maiale. Sorpresi? Io per prima.
Nell’orto dei miei le barbabietole compaiono ogni anno e danno sempre soddisfazione: diventano subito dei bugni enormi, viola e zuccherosi. Il loro colore acceso è dovuto non ad antocianine come pensavo io (sciocca ed immatura!), ma ad una classe di composti di natura diversa, le betalaine. Si tratta di pigmenti idrosolubili azotati generalmente distinguibili in betaxantine, di color giallo arancio (tipiche delle varietà più chiare) e betacianine, rosso-viola (Azeredo, 2009), di cui sicuramente le barbabietole dei miei sono piene zeppe. Le betalaine sono state osservate solo in alcune famiglie delle Cariophyllales, dove svolgono compiti simili a quelli delle antocianine. In effetti, pare che i due gruppi di composti si escludano a vicenda: piante che producono betalaine non possiedono antocianine e viceversa (Strack et al., 2003; Han et al., 2009). Le loro funzioni sono numerose: attrazione di impollinatori e disseminatori, protezione delle cellule dallo stress ossidativo, protezione dai raggi UV, protezione dalle infezioni batteriche (Piattelli, 1981; Sepúlveda-Jiménez et al., 2004; Han et al., 2009). Le betalaine interessano anche l’uomo: i consumatori infatti tendono sempre più ad evitare alimenti con coloranti sintetici e l’industria alimentare si adegua sostituendoli con carotenoidi, antocianine e, appunto, betalaine (Azeredo, 2009). Inoltre, pare che la loro potente attività antiossidante sia utile anche a noi mammiferi: alcuni studi (vedere su Tesoriere et al., 2004) indicano infatti che le betalaine vengono assorbite a livello intestinale, anche se non è ancora ben chiaro che cinetica abbiano poi all’interno del corpo umano. Qua potrei andare avanti per ore, perché la chimica secondaria di piante, funghi e licheni mi affascina tantissimo (come alcuni di voi ben sanno), ma mi sono resa conto con orrore che ho cominciato a scaricare papers sull’argomento (tra cui uno interessantisssssimo sui pathway biochimici che portano alla loro formazione, Han et al., 2009) e ciò non è bene, fa decisamente nerd per un post di cucina!

mercoledì 20 luglio 2011

Riduzione, riutilizzo, riciclaggio!



In questa dannata società del consumo buttiamo via senza remore la maggior parte delle cose che entrano nelle nostre case. Imballaggi di plastica, sacchetti di carta, vecchi vestiti, ma anche cibo scaduto, avanzi e cose che non sapremmo bene come riutilizzare.
Il riutilizzo, assieme alla riduzione dei rifiuti dovrebbero invece essere le colonne portanti del nostro comportamento in ogni campo, compresa la cucina, prima ancora del più famoso riciclaggio. Perché sprecare energia ed emettere anidride carbonica per smaltire o riprocessare qualcosa che potrebbe essere riutilizzata così com’è, oppure meglio ancora nemmeno prodotta?
Quindi, da brava personcina ecocompatibile, ogni volta che mi avanza qualcosa mi chiedo sempre come fare per non sprecarla e come riutilizzarla (anche perché la frase “non-si-gioca-col-cibo-sei-fortunata-ad-averne” ha caratterizzato la mia infanzia e ha marchiato a fuoco il mio inconscio con il concetto che buttare via il cibo è il MALE, è il vero primo peccato capitale, in confronto ira e lussuria sono bazzecole).


sabato 16 luglio 2011

E adesso cosa ci faccio con questa schifezza?


Mai successo di dire o pensare questa frase dopo un clamoroso fallimento in cucina? :-D
Bè, a me sì, più volte. L’ultima volta che ho pronunciato questa frase è stato pochi giorni fa, dopo aver tentato per la seconda volta la “crema rovesciata al limone” di Cucina Moderna di Aprile 2011. Ebbene sì, sono testarda e non imparo dai miei errori. La prima volta avevo palesemente fatto raggrumare la fecola di patate in fondo alla pentola e quindi ovviamente al momento di sformare quello che avrebbe dovuto assomigliare a un budino le cose non sono andate come dovevano. C’è stata una frazione di secondo di trionfo, in cui tutto pareva avere la giusta forma e consistenza, subito seguita da un sinistro rumore di sconfitta simile a quello di un palloncino simula scoregge (per intenderci) e uno smottamento di proporzioni bibliche (sob). La crema è stata quindi consumata semiliquida, a cucchiaiate, da me e dal mio incoraggiante moroso (bè, non è male, ha pur sempre un buon sapore! :-D). La seconda volta ho eseguito le istruzioni correttamente, ho stemperato la fecola perfettamente e ho mescolato a lungo, per essere sicura che la bastardona fosse nelle condizioni perfette per solidificare. Epic fail, stavolta era ancora più ributtante: completamente squagliata al centro, ma indissolubilmente legata alle pareti della formina e di una consistenza generale tipica del caucciù.
E qui si torna al punto di partenza. Che me ne faccio mo’ di ‘sta schifezza? Prendendo spunto dalla soluzione di una mia amica in overdose da crema all’arancia, una crostata! Ho risolto il problema diluendo la crema e facendola cuocere in uno scrigno di pasta frolla, anche se alla fine l’ho ridiluita un po’ troppo ed è riuscita un po’ liquida.. Ma basta non esagerare e tutto andrà bene oppure, anche meglio, basta seguire le nuove istruzioni. In ogni caso, anche se non solidifica del tutto vi assicuro che è moooolto molto buona e non ci saranno problemi a smaltirla in attesa di perfezionare il protocollo.
La ricetta:

giovedì 14 luglio 2011

Confessioni di una mente pericolosa


Non posso dire di aver sempre avuto la passione di cucinare. Da piccola ero ostinata: rifiutavo di imparare qualsiasi cosa che non mi venisse insegnato da un istruttore a mio parere adeguatamente qualificato, come una maestra o un allenatore (sì, sì, ero un piccolo mostro, non ho paura di ammetterlo) e quindi i tentativi di mia mamma di insegnarmi qualcosa in cucina sono sempre naufragati. Le uniche attività a cui mi dedicavo erano leccare ben bene le pentole sporche di besciamella o crema pasticciera, ripulire le fruste elettriche dai fiocchi di panna montata ed elemosinare piccoli pezzi dell’impasto crudo di pasta frolla: non si può dire che non fossi golosa!
Crescendo, il mio rapporto con la cucina è stato fieramente ostacolato dalle mie ferme convinzioni femministe (capitemi, avevo solo 12-13 anni :-D) e in particolare da un episodio piuttosto fastidioso causato da una mia professoressa di francese delle medie. La tapina aveva scatenato tutto il mio fastidio di ragazzina intransigente chiedendo alle sole femmine della classe quali fossero i piatti che più amavano cucinare... Ora, tutto questo mi era parso estremamente sessista e discriminatorio e quindi, in segno di protesta, arrivato il mio turno (dopo tutto un fiorire di crostate alla frutta, cioccolate in tazza e quant’altro) avevo dichiarato a testa alta “panino col formaggino!” scatenando l’ilarità della classe. Non che fosse vero: se mia mamma tardava da scuola mettevo su una pasta senza problemi, era solo una questione di principio!